Le regole fanno bene ai bambini

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Ogni cucciolo d’uomo ha bisogno di adulti di riferimento che lo aiutino nella strutturazione della sua personalità, così da diventare una persona affettivamente ricca e socievole. La famiglia è da sempre il principale strumento di mediazione tra il bambino e la società. Da qualche decennio però assistiamo ad una vera e propria crisi della famiglia tradizionale.

La famiglia “normativa” del passato ha lasciato spazio ad una famiglia “affettiva”. Se una volta il matrimonio era un patto sociale e una promessa indelebile, oggi ci si sposa per amore e per scelta. E i figli non sono più frutto di obblighi sociali, ma un desiderio privato. La famiglia “normativa”, gerarchica e repressiva, era strutturata intorno al concetto di autorità. Nella famiglia “affettiva”, invece, ogni membro ha uguali doveri e diritti; evapora la figura del padre come depositario della legge.

Come influisce questo sulla relazione genitori-figli?

Oggi ci si fa obbedire per amore, e non per timore delle conseguenze. Nel passato, per affermare la propria identità, il figlio doveva ribellarsi all’adulto. Oggi, invece, non ha motivi per opporsi o contrastare l’autorità perché per lui gli adulti non sono avversari, ma potenziali alleati che collaborano per realizzare il suo speciale progetto di sé.

Ci si trova di fronte ad una realtà in cui sia gli uomini che le donne assumono un ruolo materno, mentre il padre non vuole farlo più nessuno. L’autorità non viene riconosciuta dal figlio e soprattutto non viene temuta. Capita spesso di incontrare genitori che affermano di essere prima di tutto amici dei loro figli e che tentano in tutti i modi di non frustrarli. Ma per poter diventare soggetto il bambino prima, e l’adolescente poi, dovranno accettare i limiti che provengono dagli altri. E la famiglia è il primo luogo in cui il bambino può e deve confrontarsi con il concetto di limite.

L’assenza di regole e di ruoli porta il bambino a credere di essere onnipotente: può avere tutto perché tutto gli viene concesso. Ma ha un bisogno costante di approvazione: il mondo diventa uno specchio che deve rimandargli la propria immagine grandiosa come reale. Questo però non sempre è possibile, e chi è cresciuto pensando di essere amato e coccolato a prescindere, non sarà felice. L’obiettivo non sarà il rendersi autonomo, fondamentale per l’individuazione e la crescita, ma il riuscire a riabilitarsi ai propri occhi e a quelli del suo pubblico. Ciò comporterà un senso di vergogna e di insoddisfazione se non riuscirà ad essere all’altezza del progetto di sé che gli adulti sognano per lui.

Cosa significa tutto questo?

L’obiettivo non è sicuramente quello di tornare ai regimi autoritari di un tempo, dove le regole erano imposte con la forza e con il ricatto; ma ci fa riflettere sulla necessità che in ogni famiglia ci sia qualcuno che accoglie e qualcuno che pone dei limiti. Ciò permette al bambino una assunzione di responsabilità. L’autonomia, infatti, si basa sulla capacità di darsi delle regole da solo. Un bambino che è stato educato a seguire semplici, ragionevoli regole di vita, sarà capace di far valere i suoi diritti e di rispettare quelli degli altri. Regole che i genitori devono stabilire con buon senso, tenendo in considerazione le esigenze del bambino; e che si impegnano loro stessi a rispettare.

I nostri figli hanno il diritto di sapere come funziona il mondo, e la famiglia deve essere il primo luogo dove allenarsi e attrezzarsi per non prendere, dopo, delle “facciate” troppo dolorose.